giovedì 02 febbraio 2006
a proposito del concetto di lavoro e di pensione
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Che senso ha lavorare tutta la vita per poter andare in pensione a 65/70 anni (sempre se sarà ancora possibile...) e godersi l’ozio, i viaggi e i passatempi quando il corpo non ha la possibilità di godersi il tempo libero come si deve?
La mia idea è che bisognerebbe andare in pensione dai 18 ai 35 anni di età.
In questa maniera si potrebbe avere la possibilità di viaggiare e fare esperienze grazie ai fondi dello stato, il quale, compiuti i 35 anni, ti richiama e ti fa iniziare l’iter dell’inserimento nel mondo del lavoro.
A 35 anni probabilmente saprai, molto meglio che a 18, cosa REALMENTE vuoi fare ( due terzi degli iscritti all’università lasciano dopo il primo anno) e sicuramente avrai una maturità diversa per riuscire con successo negli studi o nell’imparare un lavoro manuale. In più sarai anche più motivato a PRODURRE qualcosa dopo 17 anni di esperienze di vita!
A 65 anni circa potresti avere la massima realizzazione professionale (come oggi fra l’altro) e finalmente goderti il meritato riposo con una seconda pensione, dedicata questa volta magari alle letture, o alla pittura...insomma ad attività più casalinghe, più in linea con l’età!
Chiaramente gli stipendi personali saranno mooooooolto più bassi di quelli che ci sono adesso (lo stato da qualche parte i fondi per le pensioni li deve prendere); una delle conseguenze probabili è che si ridurrebbe molto la differenza fra caste sociali basata sul reddito, dando meno importanza a ciò che si HA e spostando l’attenzione del sistema a ciò che si E’.
Pagheremo le tasse su cosa siamo e non su cosa abbiamo. …uhm e se per evaderle ci buttassimo tutti sul lavoro ossessivo? ;-)
Alla prossima!