Argentina Punta de Vacas 3-5 Maggio 07. Giornate di ispirazione spirituale
Questa volta abbiamo viaggiato fino alle Ande, in un punto del pianeta che è a metà strada fra Mendoza (Argentina) e Santiago del Cile, a pochi passi dall’Aconcagua, il tetto del mondo, la cima più alta dell’occidente.
In questo paesaggio desolato si è inaugurato un parco, nello stesso
punto dove alla fine degli anni ‘60 Silo, cacciato dalle dittatura militare,
tenne il suo primo discorso pubblico davanti ad un centinaio di persone.
In migliaia siamo arrivati su queste montagne da tutto il pianeta, ed è
stato emozionante riabbracciare amici che non si vedevano da tanto
tempo, interessante parlare con umanisti provenienti da Filippine, India,
Brasile ecc. Sono momenti in cui vedi che c’è speranza e che il mondo
triste in cui viviamo potrebbe essere solo passeggero. Infine le parole di
Silo sono state semplici e di ispirazione. Quando le cose semplici sono
accompagnate dalla coerenza diventano di grande profondità e toccano
le stelle. (perdonate questo tentativo poetico)
(...) In quell’epoca si parlò delle differenze che esistono tra il dolore fisico
e la sofferenza mentale. E si considerò la Giustizia e la Scienza, dedicate
totalmente al progresso delle società, come uniche strade per mitigare
e far retrocedere il dolore dei nostri corpi. Ma in quanto alla sofferenza
mentale, diversa dal dolore fisico, succedeva che non la si poteva far
sparire con il solo contributo della Giustizia e della Scienza. Il continuo
impegno applicato al progresso della Scienza e della Giustizia nelle
società umane dava dignità alle cause migliori. Ugualmente, tentando
di vincere la sofferenza mentale, si faceva un sforzo tanto importante
quanto quello applicato per vincere il dolore. Da allora predichiamo che
gli sforzi per superare il dolore e la sofferenza sono gli sforzi più degni
dell’impresa umana. (...)
Che cosa è stato per noi “Umanizzare la Terra”? È stato porre come
massimo valore la libertà umana e come massima pratica sociale la non
discriminazione e la non violenza. (...)
(...) Riconciliazione sincera con noi stessi e con coloro che ci
hanno ferito. In quelle relazioni dolorose che abbiamo patito non
stiamo cercando di perdonare né di essere perdonati. Il perdono
richiede che uno dei termini si metta ad un’altezza morale
superiore e che l’altro termine si umili di fronte a chi perdona.
Ed è chiaro che il perdono è un passo più avanzato di quello della
vendetta, ma non lo è tanto quanto quello della riconciliazione.
Neppure stiamo cercando di dimenticare le offese che ci siano
state. Non è il caso di tentare la falsificazione della memoria. È il
caso di cercare di comprendere quello che è accaduto per entrare
nel passo superiore del riconciliare.
Niente di buono si ottiene personalmente o socialmente con
l’oblio o col perdono. Né oblio né perdono! Perché la mente deve
rimanere fresca ed attenta senza dissimulazioni né falsificazioni. (...)
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