giovedì 07 dicembre 2006
I turisti si perdono tra posti incantati e gli operai cinesi non son tutelati!
Categoria: Il Fannullone 13
Autore: Marta Valota
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Zhongguo: paese di mezzo, questo significa Cina. Un viaggio in Cina
appaga molto la curiosità del turista occidentale che già dal primo istante
si sente a suo agio in una città come Pechino, vasta, sterminata, piena di
smog ma estremamente materna e ospitale. I templi, le residenze
degli imperatori, il mausoleo di Mao, la muraglia cinese, gli hutong
che attraversano la città…ogni angolo di Pechino ha qualcosa da
raccontare, ma oltre lo sguardo del turista incantato e affascinato
dai posti magici che visita c’è una realtà cruda che fermenta e pulsa
ad ogni ora del giorno e della notte: quella della classe operaia. La Cina
oggi, sebbene sia il terzo Paese per volume di scambi è uno degli ultimi
in materia di diritti umani. Le torture sono applicate in modo duro e
sistematico, per chi viola la legge del figlio unico (in vigore dal 1979 per
volere di Deng Xiaoping) la sanzione prevede il pagamento di 15.000
euro (lo stipendio annuale medio è di 750 euro). Il diritto di espressione
e di associazione sono praticamente inesistenti e il primo è oggetto di una
forte censura.
E gli operai? Pochi dati da conoscere (quelli espressi in numero
possono essere giocati al lotto con alte probabilità di vincita):
15: ore lavorative al giorno
6: giorni di lavoro alla settimana
750 euro: stipendio medio annuo
Malattie professionali: molte
Obbiettivo dell’operaio cinese: tornare a casa vivo e con tutti gli
arti (sia inferiori che superiori!) dato che gli incidenti e le morti sul lavoro
sono piuttosto frequenti. A fronte di quanto detto, Noi (Europa) come
ci comportiamo nei confronti della Cina? Lungi dall’essere i paladini
della giustizia (per modestia non vogliamo certo fare qualcosa di
buono!), sfruttiamo anche noi gli sfruttati e ne approfittiamo per
stringere convenientissimi accordi commerciali!
La ciliegina avariata sulla torta stantia. La più grossa fregatura per
gli operai cinesi è di non avere un vero sindacato che tuteli i loro diritti;
il sindacato ufficiale non è altro che un’istituzione fantoccio alla quale tutti
sono obbligatoriamente iscritti e i cui capi sono nominati dal governo e dai
padroni. Inoltre degli 8 accordi che l’Ilo (l’organizzazione mondiale del
lavoro) ritiene fondamentali, la Cina ne ha ratificati solo 3 (uguaglianza
della remunerazione, età minima per il lavoro, divieto alle peggiori forme di
lavoro minorile) non starete pensando che vengano rispettati, vero?!?
A questo punto è legittimo chiedersi: visto che i cinesi sono
così tanti, nessuno di loro ha pensato di creare un vero sindacato
o un movimento che cerchi di far valere i diritti dei lavoratori? Ho
scoperto che esiste un sindacato indipendente che ovviamente in
Cina è considerato illegale. La voce del capogruppo in esilio è di Cai
Chongguo scappato in Francia nel 1989 per salvarsi la pelle.Il grosso
problema (qui entriamo in gioco Noi) è che la maggior parte dei sindacati
europei continua a mantenere i rapporti con il sindacato ufficiale,
in Italia solo la CISL sostiene la Federazione autonoma dei lavoratori
indipendenti.Concordi sul fatto che essere un operaio in Cina è una sfiga
non da poco, non siete d’accordo con me che questo stato di cose è
ora che cambi?
Zaijian!