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E' nostro compito interpretare il cambiamento del mondo, affinchè il mondo non continui a cambiare senza di noi e, alla fine, non si cambi in un mondo senza di noi.Gunther Andersen |
giovedì 21 aprile 2005
L'uomo nero
Autore: Luigi
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Tra le cose che mi piacciono, una è di andare a leggere le fiabe ai bambini negli asili. Incontro naturalmente tanti e diversi bambini di varie provenienze, e nonostante la stessa età, di differenti sensibilità. Recentemente in un asilo vicino a Monza, prima dell’inizio della fiaba, ho notato più agitazione del solito, in particolare un bambino sembrava timoroso e preoccupato a quanto era stato illustrato dalla maestra in precedenza. Non mi era mai capitata una situazione simile, così, sbagliando, per non chiedere i motivi, chiesi se qualcuno preferiva tornare in classe e non ascoltare la fiaba. Subito il bambino irrequieto alzò la mano, ed io chiamai la maestra per farlo riportare nella sua aula. Mentre cercavo le parole per iniziare, riflettevo sugli eventuali motivi di contestazione, ancor prima di sentire la storia. Ne pensavo diversi, ma nessuno mi convinceva completamente. Iniziai a leggere, ma poco dopo, ecco tornare la maestra con il bambino molto serio al seguito, ed avvicinatasi mi chiese uomo nero, il viso del bambino si rasserenò ed apparve un bel sorriso. Lessi la favola con gradimento di tutti, ma iniziai a pensare a quando anche noi adulti ci limitiamo nella vita per paure senza fondamento. A quando non accettiamo di ascoltare per evitare eventuali delusioni, o quando la nostra contestazione è senza alcun vero obbiettivo. Forse sarebbe interessante chiederci se siamo convinti, se siamo coerenti, se sappiamo cosa vogliamo veramente. Certamente è più comodo vivere nella nostra bolla di conoscenze, di certezze, che non rischiare l’imprevisto, ma quanto perdiamo della qualità, della conoscenza, del nostro arricchimento di relazioni, di cultura, di soddisfazioni? Quanto vale la nostra pigrizia, e quanto il nostro tempo, che in ogni caso non torna più? Se in un bambino di 4 anni è più facile accettare la chiusura, altrettanto lo è per noi adulti. Forse accettare nuovi stimoli potrebbero aiutarci ad essere più sereni e soddisfatti dopo la scoperta che l’uomo nero non c’è sempre.
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